Novembre 29, 2007, 22:38
L' ex cattolico Negri cade così.
"Le tesi di Eusebio sulla solidarietà fra l'avvento di un unico impero modano, la fine della poliarchia e il trionfo dell'unico vero dio presenta delle analogie con le tesi di Negri-Hardt, secondo cui il superamento degli Stati nazionali nell'unico impero globale capitalista apre la via al trionfo del comunismo. Mentre la dottrina del parrucchiere teologico di Costantino (Eusebio), aveva però un chiaro significato tattico ed era funzione non di un antagonismo ma di un alleanza fra il potere globale di Costantino e la Chiesa, il significato delle tesi di Negri-Hardt non può certo essere letta nello stesso senso e resta, perciò, quantomeno enigmatica."
Giorgio Agamben, "Il Regno e la Gloria"
Novembre 29, 2007, 11:21
La rapida fine.
"Bisogna che il popolo non avverta la verità dell'usurpazione; la legge è stata un tempo introdotta senza fondamento razionale, poi è diventata ragionevole; bisogna farla credere autentica, eterna e nasconderne l'origine se se ne vuole evitare una rapida fine". Blaise Pascal (1658).
Non ricordo per niente chi ma qualcuno nei primi anni'20 riteneva che il rivoluzionario, l'anarchico, in fondo si nascondeva in ognuno di noi per emergere almeno una volta nella vita. Anche se le parole sopra sembrano confermare questa tesi, trattandosi di Pascal un conservatore apologeta del cristianesimo, un sostenitore dell'adagiamento e del conformismo, comincio a preoccuparmi: che il ribellarsi faccia parte della normalità comportamentale di ciascuno di noi!
Poi mi vengono in mente le aspre e violente dispute con cui lo stesso Pascal invitava i giansenisti a scagliarsi contro l'autorità della Chiesa che si ostinava a non riconoscerli. Muoversi come una MACCHINA nella vita terrena, abituarsi a atti religiosi formali e a virtù esteriori conformi alle consuetudini per ruffianarsi la grazia divina, ma lottare come ossessi per far valere la propria vera verità su Dio è un compito che nessuno può tralasciare.
Così vivere nelle stesse dinamiche oppressive per non venire estromessi ma riconosciuti dal nemico che ci sovrastsa e che si combatte è quasi naturale, come imporre fedelmente le proprie etichette, le proprie teorie e i propri termini ovunque, perchè lottare non è divertimento ma questione di governance, indirizzare e dirigere a tutti i costi.
Quasi che fosse in gioco la salvezza.
Novembre 27, 2007, 12:29
Se anche insorgere possa essere conformarsi
"Voglio che tutti pensino allo stesso modo, tutti dovrebbero essere come macchine"
"Sono le fantasie che creano problemi alla gente, se non si avessero fantasie non si avrebbero problemi perchè si prenderebbe ciò che capita."
Andy Wahrol
L'emblema e il simbolo della presenza senza desiderio, dell'oggetto senza significato, dell'asservimento dell'indivuduo al tutto ciò che lo corconda, felice che sia il nulla, è stato insultato dallo stesso sistema mercificato che intendeva sviluppare.
La richiesta di Wahrol era di non lasciare alcuna scritta sulla tomba come sintomo dell'indifferenza che ci circonda e della stessa insignificanza dell'organico sacrificatosi per l'organico che lui maneggiava, di volta in volta per farlo rimanere qualitativamente sempre identico ma con valore falsato.
Solo chi impone la vita in questo vuoto si può permettere di imprimere violentemente un significato che abbia la parvenza illusoria di nuovo, o di sfregiare una tomba.
E' un sentimento che ci pervade a tal punto che non abbiamo neanche la possibilità di contrapporre una reazione, un atteggimento: i meccanismi dell'oppressione occupano le nostre fondamenta a tal punto che quand'anche credimo di lasciare spazio alla fantasia, all'utopia, spesso ricreiamo ambienti ostili alla vera realizzazione della libertà, gabbie concettuali che sembrano ricordare che l'indifferente oppressione ci ha sempre nel suo maledetto PUGNO, amico o nemico che sia.
Novembre 22, 2007, 14:35
Militari della militanza
"Alzate la testa, o uomini liberi"
Epitteto 100 d.C.
Il problema non è alzare la testa. Tutti oggi si divertono a ribellarsi e ci si sgambetta per trovare un posto nel pantheon della conflittualità spettacolare. Farne una più visibile di chi è considerato acompagno di strada ma anche avversario diverso da me, mettersi in mostra, per acquisire affidabilità e attendibilità, per assicurarsi il comando fino alla vittoria.
C'è che ritiene la militanza un mestiere e aiuta gli altri ad alzare la testa. Ma il solo fatto di alzarsi non comporta l'essere effettivamente liberi.




