"Bisogna che il popolo non avverta la verità dell'usurpazione; la legge è stata un tempo introdotta senza fondamento razionale, poi è diventata ragionevole; bisogna farla credere autentica, eterna e nasconderne l'origine se se ne vuole evitare una rapida fine". Blaise Pascal (1658).
Non ricordo per niente chi ma qualcuno nei primi anni'20 riteneva che il rivoluzionario, l'anarchico, in fondo si nascondeva in ognuno di noi per emergere almeno una volta nella vita. Anche se le parole sopra sembrano confermare questa tesi, trattandosi di Pascal un conservatore apologeta del cristianesimo, un sostenitore dell'adagiamento e del conformismo, comincio a preoccuparmi: che il ribellarsi faccia parte della normalità comportamentale di ciascuno di noi!
Poi mi vengono in mente le aspre e violente dispute con cui lo stesso Pascal invitava i giansenisti a scagliarsi contro l'autorità della Chiesa che si ostinava a non riconoscerli. Muoversi come una MACCHINA nella vita terrena, abituarsi a atti religiosi formali e a virtù esteriori conformi alle consuetudini per ruffianarsi la grazia divina, ma lottare come ossessi per far valere la propria vera verità su Dio è un compito che nessuno può tralasciare.
Così vivere nelle stesse dinamiche oppressive per non venire estromessi ma riconosciuti dal nemico che ci sovrastsa e che si combatte è quasi naturale, come imporre fedelmente le proprie etichette, le proprie teorie e i propri termini ovunque, perchè lottare non è divertimento ma questione di governance, indirizzare e dirigere a tutti i costi.
Quasi che fosse in gioco la salvezza.