Marzo 03, 2008, 22:25

Università Milano (68-2008): che possa esserci continuità!

Un tempo si cospirava sempre contro un ordine costituito. Oggi cospirare a suo favore è un nuovo mestiere in grande sviluppo. Sotto il dominio spettacolare si cospira per mantenerlo, e per garantire ciò che soltanto esso potrà chiamare il suo buon andamento. Questa cospirazione fa parte del suo stesso funzionamento.”

Guy Debord, Commentari sulla società dello spettacolo.  

Qualche giorno fa, a 40 anni dal tentativo di una rivoluzione radicale della vita e di chi tentava di impossessarsene, proprio negli stessi luoghi, si è tenuta una delle varie tappe di pubblicità di una svendita totale degli elementi e dei principi che nel 1968 costituivano ancora un terreno di base per l'abbattimento effettivo dei meccanismi di coercizione.

Alcuni settori di quel che rimane del fermento studentesco, fagicitato dai partiti di base, di cui di fatto ne costituiscono l'ala movimentista, ha fatto irruzione in un'aula dell'Univesrita di Milano dove si teneva un convegno organizzato da uno dei tre sindacati di Stato che in campagna elettorale discuteva delle legge 194 esprimendo una netta quanto apparente presa di posizione antiabortista in compagnia di medici, scienziati e una rosa di politicanti tra cui alcuni cattolici teodem che verranno candidati tra le stesse fila di quei sindacalisti paladini delle donne organizzatori dell'incontro.

L'azione non si è rivelata nient'altro che la rivendicazione di un posto riconosciuto e a pieno titolo tra i burattini che i media ogni tanto rispolverano per legittimare il carattere democratico della nostra epoca in quanto preparata con scrupolo assieme a quei giornalisti e fotografi che da tempo costituiscono la manovalanza più subdola del rovesciamento completo della realtà che consente di perpetuare gloriosamente gli scempi più orribili che la società postmoderna crea con l'appoggio inebetito di masse di spettatori.

Questa pratica scandisce oramai da anni il silenzio imbarazzante dei professionisti di movimento che pur di lasciare il loro ruolo di referenti degli universitari preferiscono alle pratiche materiali e dirette del conflitto che fondano la base delle relazioni e del loro estendersi, pratiche mediate che offrano un ampilficatore sicuro ma che di certo alienano ed estraniano dal contesto sociale in cui si vive e che si trasforma così sempre più in una mera vetrina di riferimento.

Potendo rifiutare di accettare la presenza in ateneo dei maggiori responsabili della precarizzazione del personale e dei ricercatori che proprio in questi giorni si stanno mobilitando in tutta Italia con gruppi autorganizzati o sindacati di base contro i risultati di una politica concertativa, e mettere in luce come questa linea riformista si ripeta con continuità anche nell'appoggio a correnti e partiti che hanno abiurato il laicismo e da tempo si prostrano nei confronti del Vaticano, si è scelto invece, ignorando del tutto la comunità universitaria e le sue lotte interne, di mendicare ai futuri governanti l'insegnamento nelle scuole delle tematiche legate alla sessualità, l'aumento dei finanziamenti alle cliniche pubbliche e un vero diritto di cittadinanza per le lesbiche e gli omosessuali.

Lo sgomento generale che si è alzato dagli spettatori, increduli che i contestatori proponessero le stesse intenzioni e gli stessi obiettivi fino a poco prima discussi ha sancito la fine definitiva di ogni radicale tentativo di fare espoldere le contraddizioni che si nascondono dietro l'apparenza che bisogna saper scalfire.

Conquistare lo statuto mediatico necessario per approdare ai canali di comunicazione implica una rinuncia alla sotanza dei contenuti, mercanteggiati con gli scribacchini di turno affinchè abbiano possibilità di accesso e se è esso a costituire la massima importanza quello che si è in grado di mettere in campo e creare con le proprie forze non ha più lo stesso valore o addirittura viene meno. E' il sistema stesso che organizza e controlla la sua critica imponendo i suoi dettami. Le rivoluzioni che nel 1968 hanno toccato vari paesi del mondo hanno fallito nel non aver eliminato il nervo più vitale della società mercantile oramai appropiatiosi di ogni spazio: il sistema mediatico continua a legittimare quello che è attuale, espandendo l'ignoranza e il falso a cui qualcuno oggi vorrebbe persino partecipare.

Non c'è nessuna vertità definitiva ma l'esigenza di una lotta complessiva e unitaria per la quale occorre riaquisire il concreto che la vita e il suo porsi offrono.

_sinope

(un abbraccio sincero a chi ha scelto lo spazio aperto del mondo per sfuggire alle angustie della sorveglianza speciale e di quanti sono perseguiti per aver scelto la vivacità del conflitto ai noiosi copioni già scritti).

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